21 novembre 2011

Radio Bombay: recensione Andrea Gianessi - La Via della Seta


“La via della seta” ( Reincanto Dischi/New Model Label ) è il debutto discografico di Andrea Gianessi, giovane cantautore, da anni attivo sulla scena alternativa, dedito ad una sorta di contaminazione tra la canzone d’autore italiana moderna e sonorità etno-folk di matrice mediorientale e mediterranea. Nel disco, infatti, Gianessi si avvale della collaborazione di musicisti che fanno largo uso di strumenti poco convenzionali e legati alla tradizione, come bouzouki, tabla, darbuka, cajon.

Ascoltando queste 11 tracce sembra emergere l’influenza di un capolavoro come “Crueza De Ma” di Fabrizio De Andrè, ma anche di band dedite al folk-rock italiano contemporaneo come Bandabardò ( “Profeti Stanchi” ) e gli ultimi Modena City Ramblers ( “Precari a Primavera”, “Effetti Collaterali” ), anche se, a differenza dei MCR, i testi di Gianessi rifuggono da prevedibili slogan pseudo-rivoluzionari per concentrarsi su argomenti esistenziali, poetici, pur non disdegnando liriche impegnate, come nel caso dell’open-track “Prima delle Sabbie” che denuncia il progressivo inaridimento dell’Italia, con la speranza di una pioggia di cambiamento, e “Atlantide”, dedicata ai fatti di Genova 2001, quando durante il vertice G8 ( “otto mediocri assassini” ), le violenze delle forze dell’ordine portarono alla morte del giovane Carlo Giuliani.

I testi sono prevalentemente in italiano, ( tranne “The River”, interamente in inglese ), salvo alcune incursioni di strofe in inglese, che riprendono le stesse parole cantate in italiano traducendole in quella che è la lingua globalizzata per eccellenza, quasi a voler ribadire l’universalità di certi argomenti

I brani più originali sono però quelli nei quali linee vocali moderne si stagliano su uno sfondo di basi musicali tradizionali. Sembra una contraddizione, ma il risultato è molto interessante.

Certo, forse può risultare un ascolto ostico a quanti non hanno familiarità con certi suoni, anche per la durata del disco ( circa 45 minuti ), ma ne vale la pena.

Salvatore Schinello su Radiobombay.it